TORNARE A

PENSARE

L'

EUROPA

In cammino con la società civile per la
Carta Europea dei diritti fondamentali

Il 21° Congresso nazionale delle ACLI ha segnato una nuova partenza dal cuore dell'Europa, che vogliamo contribuire a costruire, dando voce alla società civile. Il sogno dei Padri fondatori dell'Europa va ripreso, coltivato, rilanciato attraverso un lavoro culturale di memoria storica e di recupero delle radici spirituali; occorre "tornare a pensare l'Europa". Quando parliamo delle radici spirituali dell'Europa riconosciamo la pluralità delle sorgenti culturali: "lo spirito della Grecia e la romanità, gli apporti venuti dai popoli latini, celtici, germanici, slavi e ugro-finnici, la cultura ebraica e gli influssi islamici. Ma nessuno può negare che la fede cristiana appartenga in modo decisivo al fondamento permanente e radicale dell'Europa" (Sinodo dei Vescovi europei, 1999, n.2). A noi interessa il futuro dell'Europa come nuova "Patria comune", dei popoli, delle nazioni, delle culture, delle società civili e delle tradizioni religiose: una idea trainante, capace di mobilitare ciascuno di noi. Oggi siamo di fronte ad un bivio decisivo per la nostra storia: rilanciare l'integrazione europea come proposta di pace, sicurezza e prosperità per un intero continente, ancora dilaniato da guerre e genocidi; ripristinare il primato della politica sull'economia, dando forza e rilievo alla prospettiva di una nuova Carta costituzionale dei popoli e delle nazioni europee. Un'Europa unita e una società civile europea davvero protagonista rappresentano la migliore garanzia contro tutti i nazionalismi, le nuove tendenze xenofobe, razziste e antisemite, espressioni inquietanti di una cultura dell'intolleranza che è ancora molto diffusa. Una Europa riunificata con i Paesi dell'Est e aperta al mondo, a cominciare dal Mediterraneo, per contribuire a realizzare una vera "famiglia delle nazioni" su scala planetaria, così come auspicato da Giovanni Paolo II alle Nazioni Unite, nell'ottobre del 1995.

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La Carta europea dei diritti fondamentali

Le questioni sul tavolo dell'Europa sono molte: la globalizzazione, le biotecnologie, l'ambiente, l'immigrazione, la disoccupazione, l'esclusione sociale, la sicurezza, ecc.. Ma alcune sono prioritarie: la riunificazione dell'Europa; la riforma delle istituzioni; la Carta europea dei diritti fondamentali. Sono grandi le attese di "tornare a casa" dei Paesi dell'Europa dell'Est: il paventato rallentamento del processo di allargamento rappresenta un rischio politico disgregante per la pace in Europa. Sappiamo qual è la portata della sfida: un aumento di un terzo della popolazione mentre il reddito aumenterà solo dell'8%, sollecitando così i membri attuali più ricchi a nuovi impegni di solidarietà. Ma noi dobbiamo offrire a Polonia, Slovenia, Estonia e Romania le stesse opportunità che abbiamo offerto ieri a Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda. Pena la ricostruzione di un nuovo "muro", che si fonderebbe oggi sulle cocenti delusioni delle promesse mancate e sul risentimento verso gli egoismi della ricca Europa, ma pena anche la perdita di una straordinaria occasione - storicamente inedita - di costruire nuove e solide vie di pace e benessere per tutti. Una sfida che richiama anche il problema della politica estera europea e del sistema di sicurezza comune europeo, che non possono essere disgiunte, ma neppure confuse e devono tenere conto che la sicurezza oggi non è più solo militare, ma anche e sempre di più civile, sociale, ambientale. Le Istituzioni Europee devono essere riformate. Non è più possibile governare la complessità dell'Europa dei 15 con le regole attuali, né tantomeno quella di domani dei 28. Rivedere il ruolo del Consiglio Europeo ed i meccanismi di decisione, dare un ruolo più rilevante alla Commissione di fronte al Parlamento europeo, dove si esprime la volontà popolare: ecco i nodi principali da sciogliere nei prossimi mesi. Cui si affiancano i problemi delle autonomie degli Stati, delle velocità diverse nel processo di integrazione di alcuni di essi, del ruolo delle autonomie locali e regionali, per evitare che l'Europa di domani sia solo una grande area di libero scambio di merci, intorno ad una moneta. Senza dimenticare che bisogna valorizzare con decisione le forze consistenti della società civile, purtroppo ancora troppo frammentate in mille rivoli, costruendo nuove reti europee di "economia civile" e di associazionismo, capaci di fondare, indirizzare e sostenere il processo di costruzione europea. Per questo, cominciamo a chiedere un rafforzamento ed una ridefinizione del Comitato Economico e Sociale.

Nel giugno del 1999 si è deciso di avviare un processo che portasse alla redazione di una Carta europea dei diritti fondamentali, allo scopo di sancirne l'importanza in modo visibile per tutti i cittadini dell'Unione. Un organismo composto da 62 membri, rappresentanti dei Governi, della Commissione, del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali ha redatto un progetto di Carta, che il Consiglio europeo di Nizza sarà chiamato a valutare e proclamare. Intorno alla Carta si è finalmente generato un forte dibattito pubblico, che ha fatto emergere la portata storica della sfida, quale punto di partenza di una nuova fase "costituente" dell'Unione Europea, momento nel quale stabilire i valori e i principi fondanti della comune identità europea. I diritti fondamentali costituiscono la chiavedi volta di una società basata sui principi di libertà, democrazia e solidarietà, rispetto e promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, quali risultano dalle tradizioni civili e costituzionali degli Stati membri dell'Unione. Chiediamo che la strada intrapresa osi davvero il futuro, raccogliendo il meglio della pur travagliata e secolare storia europea. Questo vale in primo luogo per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, come anche per il riconoscimento delle formazioni sociali intermedie, dando rilievo giuridico ai principi organizzativi sociali della sussidiarietà e della solidarietà. Si tratta di riconoscere e valorizzare l'apporto etico e culturale che le confessioni religiose danno alla costruzione dell'Europa, ma anche di disegnare in modo nuovo e diverso la distribuzione dei poteri tra cittadino, formazioni sociali e istituzioni. Questa è la condizione che ci potrà permettere di ordinare la convivenza di tutti in termini di libertà responsabile, nella prospettiva della pluralità delle culture e dei popoli, ma con la chiarezza di una precisa gerarchia dei valori sui quali si fonda la specifica identità europea. Chiediamo che la Carta divenga parte integrante dei Trattati dell'Unione e sia intesa come primo nucleo della futura Costituzione europea. Un processo che deve vedere un protagonismo attivo dei Parlamenti, sede della sovranità popolare ed anche un coinvolgimento diretto dei cittadini, attraverso un referendum europeo. Un processo, infine, che deve anche coinvolgere in modo visibile i paesi candidati all'entrata nell'Unione.

Verso Nizza… oltre Nizza 2000

Il 7 e 8 dicembre prossimi si terrà a Nizza, in Francia, la Conferenza intergovernativa, che sarà a chiamata a decidere sul futuro dell'Unione, dovendo esprimersi principalmente sull'adozione della Carta europea dei diritti fondamentali e sulla riforma delle istituzioni europee, oltre a fare il punto sul processo di allargamento e sull'Agenda sociale europea. Un appuntamento di grande rilevanza, che vede il nostro Paese tra i protagonisti ed una attenzione crescente e molteplice di associazioni, movimenti, sindacati, uomini di cultura e opinione pubblica.

Le ACLI intendono essere protagoniste attive di questo processo:

- o con un cammino preparatorio di riflessione ed elaborazione, a livello nazionale e locale, per alfabetizzarci sui grandi temi delle sfida europea;

- o coinvolgendo nella riflessione e nella mobilitazione altre associazioni e movimenti, sia all'interno del mondo cattolico che nella più ampia area del terzo settore;

- o sollecitando i parlamentari nazionali ed europei ad inserire nella Carta tutte le implicazioni concrete del principio di sussidiarietà; ad operare affinché la Carta divenga parte integrante dei Trattati; a richiamare il rispetto dei tempi già stabiliti nell'accogliere in seno all'Unione i Paesi in attesa di entrare;

- o partecipando alle manifestazioni che organizzazioni della società civile europea, dei movimenti federalisti e dei sindacati stanno predisponendo per i giorni 6 e 7 dicembre a Nizza;
- o cominciando sin d'ora a rafforzare e rendere sempre più organiche tutte le occasioni di scambio e relazione tra forze della società civile europea, per moltiplicare i nodi di una rete europea della cittadinanza attiva.

 

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