ACLI di MONTAGNANA

 

 

 

quaderni del circolo

 

 

XXI Congresso nazionale ACLI

OSARE IL FUTURO

NELLA NUOVA EUROPA

Lavoro e solidarietà, radici dell’economia civile

sintesi degli orientamenti congressuali di Luigi Bobba 

 (Milano 30 marzo - Bruxelles 2 aprile 2000)

 

GIUBILEO

 

Nell’anno del Giubileo le Acli cercano la conversione associativa, cioè si rendono disponibili ad un nuovo inizio. Il Giubileo è stimolo per la realizzazione di 2 iniziative specifiche:

  1. il Giubileo dei lavoratori (pellegrinaggio a Roma il 1° maggio 2000);

  2. la campagna per la remissione del debito dei Paesi poveri.

Le Acli si propongono di evangelizzare l’economia, cioè di renderla più umana. Vogliono vivere la globalizzazione, che è una realtà, una paura (il nuovo Leviatano) e una sfida nell’ottica della Pentecoste, cioè innestarsi in essa per essere attori della società del futuro.

 

BRUXELLES

Il XXI Congresso Nazionale delle Acli è un congresso che si svolgerà in Belgio, a Bruxelles (30/3 – 2/4/2000), perché:

  1. l’Europa non è ancora una società politica (ma è solo il risultato di Maastricht);

  2. le Acli guardano in avanti e vogliono essere risorsa anche per l’Europa;

  3. le Acli guardano ai lavoratori italiani emigrati;

  4. le Acli propongono un Forum Europeo del 3° Settore (dopo aver promosso quello italiano);

  5. le Acli hanno creato le FAI (Federazione Acli Internazionali).

PENAZZATO: LE 3 FEDELTA' E IL MESTIERE

 DELLE ACLI

Le Acli sono fedeli a:

  1. chiesa (oggi c’è un cristianesimo di minoranza: il mondo secolarizzato è da ri-evangelizzare);

  2. lavoratori (è difficile tutelare e promuovere il lavoro perché questa è una società senza classi, per cui bisogna inventare forme nuove di azione sociale e bisogna comprendere le nuove domande che nascono dal lavoro);

  3. democrazia (come luogo di partecipazione: perché il potere ritorni nelle mani dei singoli cittadini bisogna fare storia).

Le Acli devono:

  1. fare formazione;

  2. promuovere azione sociale;

  3. organizzare servizi.

Oggi le Acli non possono essere solo una centrale di servizi, ma soprattutto un movimento associativo con proprie responsabilità educative e politiche. Per questo bisogna convertirsi, virare rotta. Servono decisioni semplici ma coraggiose, radicali ma realistiche, urgenti ma graduali.

 

LAVORATORI E ACLI

PER PAPA GIOVANNI XXIII

Le Acli devono essere scuola, scudo e forza dei lavoratori:

  1. scuola dei lavoratori (di fronte alla crescita della discriminazione e disuguaglianza sociale bisogna operare perché siano garantiti a tutti opportunità e percorsi di istruzione, formazione e riqualificazione professionale; per questo si devono tutelare i nuovi diritti formativi anche attraverso nuovi contratti di lavoro);

  2. scudo dei lavoratori (attraverso il Patronato devono tutelare i diritti previdenziali e assistenziali dei lavoratori più deboli: i giovani, gli atipici, i semiautonomi, gli immigrati; le Acli, poi, devono diventare un soggetto del nuovo collocamento);

  3. forza per i lavoratori (servono reti trans-nazionali di associazioni di cittadini e lavoratori; ci si deve educare al cambiamento dei comportamenti economici individuali dei cittadini (risparmio, uso delle risorse ecc.); si deve assumere la “strategia lillipuziana”: tessere invisibili fili per bloccare chi vuole approfittarsi e abusare; il mercato può essere trasformato da luogo di sfruttamento a luogo di civilizzazione; il non profit è il luogo dell’economia solidale).

 

DEMOCRAZIA ASSOCIATIVA

 

Le associazioni sono la ricchezza più feconda per la democrazia, perché sono esperienze di partecipazione, di responsabilità e di cittadinanza.

Prima dello Stato esiste la società politica.

Principio di sussidiarietà. Non si può trasferire a livello superiore ciò che può essere fatto da quello inferiore. Si devono valorizzare le autonomie locali.

Principio di responsabilità. Il cittadino non può sottrarsi alle sue responsabilità nei confronti della comunità in cui vive.

Democrazia associativa è:

  1. welfare municipale (la risposta locale ai bisogni locali);

  2. federalismo solidale;

  3. economia civile.

 

POLITICA E STRATEGIE DI AZIONE SOCIALE

Le Acli possono essere un forte stimolo al rinnovamento della politica. In particolare le Acli:

  1. devono essere un soggetto attivo e interlocutore con le Istituzioni (perché vi è un rapporto tra autonomia associativa delle Acli dai partiti e autonomie locali e perché le Acli sono una lobby democratica e popolare, che è portatrice di interessi propri);

  2. devono ricostruire il legame di cittadinanza (nel DNA delle Acli ci sono il personalismo cristiano fatto di popolarismo sturziano e cattolicesimo sociale e democratico, la logica della sussidiarietà e solidarietà e la pratica sociale dei corpi intermedi).

Le Acli devono elaborare programmi e progetti per la politica. E incalzare il civile con la Dottrina Sociale della Chiesa.

Le Acli devono formare la classe dirigente del futuro (che altrimenti uscirà solo da impresa e università). E collaborare con Agesci, Cisl, Confcooperative, Compagnia delle Opere.

Quattro sono le strategie prioritarie dell’azione sociale delle Acli:

  1. creare autonomia culturale (rete di scuole di formazione e laboratori di ricerca che accompagnino la mobilitazione sociale);

  2. creare sistema di rappresentanza flessibile;

  3. creare reale autonomia finanziaria;

  4. creare modello di impresa sociale (che sia capace di reggere la competizione del mercato, ma anche che sia simbolo di una economia più umana).

 

IL PATTO PER IL FUTURO E' LA

CONDIZIONE PER LO SVILUPPO

Per gestire vittoriosamente il declino dell’Italia (ci sono più vecchi!) le Acli devono stringere un patto per il futuro che si basi:

  1. sul ruolo fondamentale della famiglia nel welfare municipale;

  2. su nuove forme contrattuali e organizzative dei lavoratori (bisogna premiare chi crea lavoro);

  3. su una società cognitiva di uguali (combattere le disuguaglianze culturali e formative; salvaguardare l’autonomia scolastica; migliorare la formazione professionale; ricercare la formazione continua delle persone);

  4. sul rispetto dell’ambiente, sulla limitazione degli sprechi e sui risparmi energetici.

 

IL GRANDE COMPITO

 

Le Acli sono fiere di avere un grande e difficile compito: riuscire a gestire la complessità.

Per questo le Acli devono essere:

  1. più leggere (nell’organizzazione, nell’immagine e nella comunicazione; servono semplicità, trasparenza e armonia; la Carta delle Imprese Sociali andrà a tutelare il marchio Acli come garanzia di qualità);

  2. più giovani (serve un patto, una alleanza generazionale: servono giovani che siano pronti a lottare a fianco dei vecchi; ecco il valore di GA, Progetto Giovani, collaborazione con l’Agesci);

  3. più femminili (valorizzare il Coordinamento donne per una effettiva pari opportunità);

  4. più colorate, più europee e internazionali (le Acli sono “glocali”; riscoprire l’eredità dell’internazionalismo del movimento del lavoro nella Conferenza Mondiale del Lavoro e nel Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani);

  5. in rete (rete di persone e di associazioni + internet).

 

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