ACLI di MONTAGNANA

 

 

 

quaderni del circolo

 

 

XXI Congresso provinciale ACLI

OSARE IL FUTURO

NELLA NUOVA EUROPA

Lavoro e solidarietà, radici dell’economia civile

sintesi degli orientamenti congressuali di Claudio Piron 

(Casa Pio X - Padova, 20 febbraio 2000)

 

XXI CONGRESSO PROVINCIALE ACLI

 

Nell’occasione di questo Giubileo cristiano, che si ispira alla forte concezione sociale e profetica del Giubileo ebraico, così come ha indicato il Papa con l’enciclica Tertio millennio adveniente (1994) e con la bolla Incarnationis Mysterium (1998), le Acli vivono il dopo Vallombrosa come tempo di grazia in cui virare rotta e operare una vera e propria conversione associativa.

Nel XXI Congresso Provinciale le Acli di Padova verificano il presente e progettano il futuro attraverso due passaggi obbligati:

  1. sentire la globalizzazione come nuova questione sociale;
  2. invertire rotta, riportando al centro la propria identità di associazione rispetto al ruolo di centrale di servizi.

 

LA GLOBALIZZAZIONE È

LA NUOVA QUESTIONE SOCIALE

 

A Vallombrosa le Acli sono ritornate a pensare. Essere consapevoli delle proprie radici è sapere dove andare, è preannunciare nuovi frutti.

La globalizzazione è una realtà che bisogna capire e valutare. È una sfida che non deve intimorire.

Anche di fronte alla globalizzazione le Acli riaffermano la scelta di “stare dentro al nostro tempo con amore” e con competenze.

Oggi vi è uno scontro mondiale tra un pensiero economico neoliberista che in nome del profitto macina e stritola tutto (uomini, natura, affetti e bisogni) e chi, come le Acli, crede che sia possibile una economia di giustizia.

In questo senso ha valore la campagna di remissione del debito dei Paesi poveri del Terzo Mondo verso quelli ricchi (vedi “Sdebitarsi – Jubilee 2000” e l’iniziativa promossa dalla CEI), che andrà a coinvolgere anche le strutture di base delle Acli di Padova.

Bisogna riaffermare il governo dell’economia globalizzata con gli strumenti della democrazia e segnare il costume sociale e le istituzioni coi valori e con un progetto che dia peso ai comportamenti quotidiani.

Bisogna agire localmente pensando globalmente.

Le Acli di Padova hanno un grande compito: “superare la frammentazione e unire pensieri e strategie per costruire una resistenza sociale e comunitaria”. Padova, che è già sede di Civitas, della Banca Etica, del corso universitario di specializzazione in Diritti Umani, si vuole candidare ancora alla leadership del sociale.

IL LAVORO

 

Per le Acli il lavoro è un valore fondativo della convivenza sociale. Il lavoro è una questione di democrazia (art. 1 Cost. italiana).

Il lavoro ha una valenza etica, oltre ad avere il pregio di far partecipare l’uomo alla creazione divina (cfr. enciclica Laborem Exercens di Giovanni Paolo II).

Le Acli vogliono fare esperienza di radicalità nell’agire e nell’essere. Vogliono ripartire dalle proprie radici e dalla propria storia per avere piena cittadinanza in un’economia resa più umana. In questo senso il lavoro e la solidarietà sono le radici dell’economia civile. 

Il lavoro oggi soffre per mancanza di qualità.

La flessibilità nel lavoro non può essere proposta come flessibilità dei diritti.

La libertà ha a che fare con i diritti civili, ma anche con i diritti sociali.

Il sindacato deve continuare a svolgere il proprio ruolo di avvocato difensore dei diritti dei più deboli (giovani, lavoratori marginali, precari, immigrati).

La formazione è un diritto esigibile ed è un diritto fondamentale per una cittadinanza attiva e responsabile.

L’Enaip è lo strumento che le Acli vogliono utilizzare per essere attente e presenti sul territorio nel fornire servizi dalle forti valenze di utilità sociale, interagendo positivamente con l’attività della pubblica amministrazione sul tema del lavoro.

Le Acli sostengono la formazione continua e permanente delle persone.

Le Acli devono rivedere il ruolo e la funzione dei servizi di tutela sociale dei lavoratori e dei pensionati. Tutta l’area dei diritti di cittadinanza occupata dal Patronato, da Acli terra, dai servizi fiscali e dalla Lega Consumatori deve dare una risposta efficace orientata soprattutto alle famiglie.

Serve una reale politica familiare da parte dello Stato. Ogni figlio deve essere considerato un “bene sociale” e una risorsa per la comunità.

La famiglia deve essere riconosciuta come soggetto sussidiario delle politiche sociali.

Le Acli guardano ai lavoratori immigrati e fanno appello alle istituzioni e associazioni imprenditoriali perché sappiano collaborare per costruire percorsi di integrazione sociale.

Le Acli di Padova da anni lavorano a fianco e a favore degli immigrati, soprattutto con le esperienze delle cooperative Nuovo Villaggio e Arcobaleno, dell’associazione Migranti, del centro infantile Hakuna Matata, del progetto Miriam …

L’Enaip Veneto è oggi una azienda sana ed è garanzia di affidabilità.

 

IL LAVORO E L’EUROPA

 

Occorre un patto europeo per l’occupazione che tenga conto delle nuove condizioni di flessibilità del lavoro, delle nuove professionalità, delle nuove regole e della rappresentanza dei lavoratori atipici.

L’Europa non può chiudersi in se stessa. Bisogna allargare la zona di inclusione e la libertà di circolazione di persone, capitali e merci.

Lavoro e produzioni si stanno delocalizzando. Tutto si fa “glocale” (in stretto rapporto tra ciò che è qui e ciò che è altrove).

L’Europa deve guidare e regolamentare lo sviluppo dei Paesi poveri per evitare danni irreparabili scaricando alle prossime generazioni costi insopportabili sul futuro sociale, civile, ambientale.

In Europa le Acli devono tutelare i diritti dei lavoratori immigrati sottraendoli alla clandestinità, al lavoro nero e al rischio di essere arruolati dalla criminalità organizzata.

 

LA POLITICA

 

Il mondo ha bisogno di una Europa politicamente più forte ed autonoma, capace di assumere responsabilità e decisioni risolutive.

Gli italiani si devono preparare a fare più forte l’Europa.

Il vecchio schema “amico/nemico” è pericoloso e insufficiente per governare la complessità.

L’accidia politica è il male oscuro denunciato dal Card. Martini, quale sintomo di decadimento etico. Esso si esprime in una neutralità appiattita, che è paura di valutare oggettivamente le proposte secondo criteri etici, che ha come conseguenza il decadimento della sapienzialità politica. Per fare politica servono uomini giusti e coraggiosi, non i cosiddetti cattolici moderati, tolleranti, borghesi e intellettuali che danno pari dignità a qualsiasi opzione. Se tutte le scelte hanno pari dignità non si sa più dove stia il valore. La ricerca della moderazione cattolica spinge al sonno, visto che al contrario le Encicliche sociali vogliono un cristiano capace di iniziative coraggiose e d’avanguardia.

Serve una socialità cattolica avanzata che sia di tipo relazionale, che sappia costruire opinione pubblica e costumi sociali condivisi.

Il domani sarà di chi saprà unire e non dividere, dialogare e non spaccare.

Le Acli stanno dalla parte della legalità e delle istituzioni. Rispettano le autorità costituite.

Le Acli lottano contro il conflitto d’interessi.

A livello politico serve una riforma del sistema elettorale che dia stabilità governativa e permetta al cittadino-arbitro di scegliere consapevolmente un programma, una coalizione, un capo di governo.

Il pensiero politico delle Acli si ispira al popolarismo sturziano e al cattolicesimo sociale e democratico, che oggi sono una cultura minoritaria, ma ancora forte.

A partire dal congresso di Torino del 1969 le Acli hanno scelto il non collateralismo dal sistema dei partiti.

Le Acli sono fedeli alla democrazia. Per questo devono ritornare ad essere laboratorio di ricerca e scuola di formazione.

Bisogna fare delle Acli un luogo dove formare persone oneste, motivate e competenti, a servizio del bene comune, ispirate dal Magistero e dalla tradizione del cattolicesimo democratico.

Le Acli si devono impegnare ad esercitare il controllo sul mandato e sugli impegni programmatici delle amministrazioni locali. Le Acli devono esercitare la partecipazione al controllo. Sanare la distanza tra Istituzioni e cittadini.

 

IL FRONTE DI RESISTENZA “GLOCALE”

E LE ACLI DI PADOVA

 

In occasione delle ultime elezioni amministrative comunali le Acli di Padova assieme a 30 associazioni della città hanno sottoscritto un documento per aprire un dibattito e un confronto tra società civile e candidati Sindaco. Ora c’è il bisogno di attivare un tavolo permanente di confronto per la verifica delle scelte dell’amministrazione Destro.

Le Acli di Padova propongono, poi, la costituzione del Forum provinciale del Terzo Settore, espressione unitaria della società civile e dell’associazionismo.

La Scuola di formazione socio-politica, il Centro Toniolo e la Pastorale Sociale e del Lavoro devono diventare i luoghi educativi e i laboratori progettuali del laicato associato dell’intera diocesi di Padova.

 

PRIMA DI TUTTO L’ASSOCIAZIONE

 

Le Acli devono farsi riconoscere come movimento del lavoro, della solidarietà e dell’economia civile che sintetizza Vangelo, formazione e azione sociale.

I servizi delle Acli devono essere trasformati in imprese sociali che siano un modello per il terzo settore.

Le Acli devono creare cultura. Solo un nuovo pensiero può rigenerare l’azione sociale e l’impegno civile.

Le Acli sono sempre rimaste fedeli alla radice cristiana, anche in momenti critici.

Le Acli radicano e fanno crescere la propria esperienza cristiana nelle associazioni di base. In queste bisogna far crescere la spiritualità laicale. Le esperienze comuni, di convergenza di più realtà laicali, come l’Openfield, esprimono ancora fragilità e rinuncia.

Ecco una vera questione radicale: se le radici si seccano, la pianta muore!

La formazione è strategica, sia per l’interno sia per l’esterno dell’associazione.

Anche nel mondo cattolico ci sono logiche da supermercato che dirigono l’offerta e il consumo associativo: si trova di tutto e a buon mercato!

Le Acli vogliono essere palestra di legalità, anche a partire dalla semplice costituzione di un circolo.

Il percorso virtuoso che le Acli sono chiamate a compiere è questo: dal Circolo alle politiche sociali.

 

ASSOCIAZIONE ACLI DI PADOVA

 

Le Acli di Padova devono chiudere una fase “fai da te” che le frammenta in mille percorsi diversi senza un’anima comune. Le Acli sono una complessità e una ricchezza di forme e livelli differenti di adesione associativa che si devono fondare necessariamente su una visione unitaria.

Per ritessere i legami associativi occorre una proposta chiara. Nelle associazioni di base e nei giovani sta la legittimazione del fare Acli a Padova.

Le Acli di Padova vogliono applicare regole ferree sull’obbligo formativo dei dirigenti provinciali e di circolo e preferiscono perdere clienti piuttosto che dare “coperture” facili e redditizie a forme commerciali che non hanno nulla di associativo.

Le Acli non vogliono essere solo erogatrici di licenze e tessere. Per questo incoraggiano le felici esperienze dei Centri Infantili associati all’Enars-Acli.

Per trasformare i servizi in imprese sociali l’economia civile deve assumere – ove necessario – le tecniche organizzative dell’economia profit. Le imprese sociali delle Acli devono fondare il proprio agire sulla fiducia, sulla reciprocità, sulla cooperazione, sulla mutualità per conseguire fini di solidarietà e di redistribuzione/restituzione nel nuovo welfare municipale. Umanizzare l’economia vuol dire assumere il principio di responsabilità e l’etica del limite.

Le Acli hanno radicato a Padova: Civitas, la Banca Etica, Transfair. Ora si vorrebbe la sede dell’Authority del Terzo Settore, che è un modo per riuscire a dare grandi orizzonti a piccoli gesti quotidiani – consumo critico, commercio equo e solidale, banca del tempo, finanza etica, bilanci di giustizia, cooperazione decentrata con il sud del mondo, stili di vita sobri, rete lillipuziana, campagne di boicottaggio.

Come primo gesto le Acli di Padova chiedono alla CCIAA di Padova l’avvio entro il 2000 dell’osservatorio del Terzo Settore previsto dal programma pluriennale.

 

SVILUPPO DEL SISTEMA ACLI

 

Le Acli vogliono la gestione sussidiaria di servizi trasformati in imprese sociali. Per questo si devono ristrutturare e riqualificare guardando:

  1. ai legami che ogni struttura aclista deve avere con le comunità locali (le Acli sono associazione di persone, e non centrale di servizi!),
  2. alla diffusione territoriale che deve essere voluta dal basso e non imposta dall’alto;
  3. alle motivazioni personali e profonde degli operatori, dei volontari e degli addetti sociali;
  4. alla centralità della dimensione dell’ascolto e dell’accompagnamento come fattori e strumenti di umanizzazione dei servizi Acli.

Le Acli si vogliono costruire come sistema in cui il centro offre capacità e organizzazione specialistica, mentre i circoli e gli addetti sociali disseminati nel territorio garantiscono la risposta diretta ai bisogni, l’orientamento ai servizi (aclisti e non), la tutela nei confronti della pubblica amministrazione, l’informazione e la consulenza. Questo è il mestiere sociale delle Acli, cioè di un’associazione di cittadini che ne coglie i bisogni, li rappresenta e li organizza.

Bisogna mettere in rete opportunità, relazioni, competenze e progettualità.

Bisogna responsabilizzare e far partecipare i dipendenti alla mission dell’impresa.

Bisogna fare chiarezza e riequilibrare i ruoli associativi rispetto a quelli di gestione.

Il circuito virtuoso delle Acli sta nel legame tra l’associazione e i suoi servizi. Le Acli, come associazione, devono generare legame associativo e promuovere impresa sociale. L’impresa sociale, viceversa, sebbene sia lo strumento operativo che produce beni e servizi di utilità sociale, deve guardare ed essere anch’essa vita associativa. Per creare questo circuito virtuoso bisogna:

  1. rivedere la pianta organica degli operatori del sistema Acli;
  2. definire un progetto formativo che proceda dai contenuti e che coinvolga soprattutto i dipendenti, che sono coloro che con il proprio lavoro, con la propria professionalità e il proprio comportamento rendono manifesto il progetto sociale Acli.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario affrontare con maggior coraggio e lucidità la definizione di compiti e limiti del coordinamento di sistema, attribuendogli responsabilità e poteri di gestione. Il coordinamento di sistema potrebbe essere posto in capo alla Presidenza – governato da un coordinatore di sistema di profilo tecnico – come luogo di raccordo tra associazione e sistema dei servizi e delle imprese sociali, dove ottimizzare risorse ed attivare le potenzialità dell’essere in rete.

Il nuovo Consiglio Provinciale e la Presidenza sono chiamati a creare una forma organizzativa ed uno stile di rapporti che possano liberare l’associazione da compiti impropri.

 

IN DUE PAROLE …

 

È vero che il sistema Acli è un sistema complesso. Ma la sua complessità deve essere vissuta come risorsa e non come problema.

 

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