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GIOVANI E FLESSIBILITA' |
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SOSTENIBILE |
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A MONTAGNANA NEL DICEMBRE 2001 |
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Il sondaggio realizzato da GA
e dalle Acli di Montagnana su studenti |
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I giovani non rifiutano il lavoro flessibile, perché può consentire di organizzare con più libertà il
proprio tempo, e può costituire uno stimolo a migliorare le proprie
conoscenze. Ma sono preoccupati di non poter fare, in queste condizioni,
progetti di vita a lungo termine e chiedono perciò maggiori tutele in
termini di igiene e sicurezza nei posti di lavoro, forme
contrattuali di lavoro legali per non cadere nel cosiddetto lavoro nero, facilitazioni
nell’accesso al credito pubblico o privato, detrazioni fiscali per le
spese che si sostengono in formazione, l’adozione della pratica
del tirocinio e dello stage (il training on the iob) per poter fare esperienze all’interno delle
aziende. E’ quanto emerge da una ricerca
svolta dalle Acli di Montagnana nel contesto di quella più ampia, nazionale,
condotta dall’IREF, l’istituto di ricerca delle Acli, che, ha fornito gli elementi
conoscitivi in base ai quali le Associazioni Cristiane dei Lavoratori
Italiani hanno elaborato un “Manifesto dei nuovi lavori” contenente proposte
concrete per far fronte alla flessibilità. Le proposte sono state presentate
il 24 novembre alla Fiera di Verona, nel corso di un incontro cui hanno
partecipato (con un intervento registrato) il Commissario UE Mario Monti, il
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni, il Segretario
generale della Cisl Savino Pezzotta, il Consigliere per le relazioni
industriali di Confindustria, Guidalberto Guidi, il Presidente della
Commissione Episcopale per i problemi sociali e del lavoro, mons. Giancarlo Bregantini, e il Presidente nazionale delle Acli, Luigi Bobba. |
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Tanta voglia
di autonomia, crolla il mito del “posto fisso” |
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L’inchiesta delle Acli e dei Giovani delle Acli di
Montagnana, i cui risultati sono stati presentati agli aclisti e alla stampa
sabato 1 dicembre 2001 durante una sessione di Agorà, mette in luce le aspettative, i desideri le preoccupazioni dei
giovani e il loro atteggiamento rispetto al mondo del lavoro e ai problemi
della formazione professionale. Ne risultano tendenze non sempre scontate: ad esempio, la
preferenza della maggior parte degli studenti (62%) per il lavoro autonomo
o parasubordinato rispetto al lavoro dipendente, cui aspirerebbe – tra
l’indifferenza del 32% verso le alternative proposte - solo l’1% degli
intervistati. O la non grossa fiducia nei sindacati che vengono indicati
dal 32% del campione come i soggetti maggiormente in grado di assicurare la
tutela dei lavoratori flessibili, con la stessa preferenza sia per i
sindacati Confederali sia per gli autonomi (entrambi fissi al 16%). |
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Pro e contro
la flessibilita’ |
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La ricerca, come si è detto, indaga sulle reazioni dei
giovani di fronte al lavoro flessibile,
una definizione entro cui rientrano tutte le occupazioni a tempo
determinato, i contratti di apprendistato, l’interinale, il lavoro a
domicilio per conto terzi, tutte le categorie del lavoro parasubordinato, i
borsisti, i lavori di pubblica utilità e socialmente utili (LPU-LSU). Il giudizio che viene espresso dagli intervistati (ma
solo il 50% ha un’opinione in merito) contiene elementi negativi e positivi. Tra
i primi, viene segnalato innanzitutto (20,9%) il peso della precarieta’,
dato che il lavoro flessibile impedisce di fare progetti di vita a lungo
termine, e poi viene denunciata
la difficolta’àdi costruire una propria identita’à professionale (8%) e la mancanza di istituti di
tutela (6,4%). Ma ci sono anche valutazioni
positive: la possibilita’àdi organizzare liberamente il proprio tempo
(14,5%), lo stimolo che questa forma di lavoro puo’ dare al
miglioramento delle proprie conoscenze (19,3%) e anche la possibilita’
di esprimere in pieno la propria professionalita’à(9,6%). Per rendere più
sostenibile la flessibilità, con cui, piaccia o non piaccia, una gran parte
dei giovani dovrà comunque fare i conti, sono dunque necessarie alcune forme
di tutela socio-sanitaria, economica, e professionale. Nell’ambito socio-sanitario le tutele richieste dagli
intervistati riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro (17,7%), la
malattia-invalidita’ (16%) e la maternita’-paternita’ (16%); sul
versante economico le richieste riguardano in primo luogo le forme
contrattuali legali (22,5%), l’accesso al credito pubblico e privato
(16,1%), la previdenza pubblica (11,1%) e integrativa (4,8%),
mentre gli strumenti di tutela professionale che andrebbero introdotti si
riferiscono ai tirocini e stage (20,9%), formazione continua
(16,1%), all’istruzione professionale (12,9%) e all’informazione (12%). Sarebbe indispensabile, inoltre, mettere a disposizione
di chi svolge un lavoro flessibile una serie di servizi di orientamento formativo
e lavorativo (20,9%), di consulenza professionale - dal know how
dei settori d’impiego all’informazioni sulla stesura di progetti - (14,5%), di assistenza legale
(9,6%), ma anche di assistenza alla famiglia (6,4%). Per il 43,5%
del campione la migliore politica occupazione a favore dei giovani sarebbe
quella di individuare forme di sostegno alla formazione individuale
tramite detrazione fiscale (possibilità di dedurre dalle tasse le spese
sostenute per partecipare ad iniziative di formazione e qualificazione
professionale), mentre per il 30,6% sarebbe quella dell’inserimento
lavorativo con contratti a progetto (attività di prestazioni lavorative
non determinate temporalmente ma
dalla durata di esecuzione del progetto) e solo per il 9,6% quella del
sostegno alla formazione individuale attraverso buoni erogati dalle
istituzioni pubbliche da spendere per l’acquisto di servizi di formazione
professionale. |
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Il posto che
vorrei: ecco le caratteristiche del lavoro ideale per i giovani |
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Emerge con chiarezza (62%) il desiderio di lavorare
con autonomia. Il 33,8% degli intervistati dichiara infatti di volere
svolgere lavoro autonomo (con un’ampia autonomia gestionale e organizzativa) e il 29% indica il lavoro
parasubordinato (con un buon livello di autonomia). Solo l’1% preferirebbe
una occupazione dipendente, con limitata autonomia di organizzazione e
gestione del proprio lavoro. |
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Il lavoro tra
desideri e realta’ |
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E’ interessante anche notare che i
giovani vedono nel lavoro innanzitutto un modo per realizzarsi
professionalmente (27,4%) e sostengono che la scelta del tipo di
lavoro e’ subordinata alla propria professionalita’, agli studi fatti e agli
interessi coltivati (38,7%) oppure necessaria per recuperare uno
stipendio che dia da vivere per non continuare a gravare sulle spalle dei
genitori (24,1%). Ma uno “stipendio cospicuo” sale
al primo posto (25,8%) nella graduatoria delle caratteristiche del lavoro che
contribuiscono a migliorare la qualita’ della vita. Al secondo posto
figura la crescita personale (16,1%), poi
la possibilità di viaggiare e fare nuove esperienze (9,6%),
l’autonomia professionale (6,4%), la realizzazione come lavoratore (6,4%),
infine la sicurezza del posto (4,8%). |
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Il non profit
crea posti di lavoro |
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L’ultima
parte dell’indagine si sofferma sul ruolo svolto dal Terzo settore a favore
dell’occupazione. La grande maggioranza degli intervistati (62,9%) dichiara
che le organizzazioni del sociale (cooperative, associazioni, ecc.) creano
posti di lavoro, sia direttamente attraverso assunzioni nelle proprie
strutture, sia indirettamente con azioni di sostegno alla formazione delle
persone in cerca di lavoro. Secondo gli intervistati, poi, le organizzazioni
del sociale possono contribuire efficacemente a contrastare il fenomeno della
disoccupazione, soprattutto offrendo formazione continua e
specialistica e mettendo al disposizione lo proprie strutture per l’orientamento. |
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