Per fare dell'Europa un'alternativa politica alla globalizzazione neoliberista

Il cammino cominciato a Seattle passa per una radicale riforma di Bruxelles.

 

1. L'articolo 133 del Trattato di Amsterdam, relativamente all'estensione dei poteri del Commissario al commercio su nuovi temi come investimenti, servizi, proprietà intellettuale non va riformato. Riteniamo infatti che la sua attuale formulazione debba essere mantenuta poiché permette l'esistenza di un doppio livello decisionale (della Commissione e dei singoli Stati membri). Tale meccanismo infatti, pur costituendo forse un impedimento alla piena realizzazione dell'Unione, è anche al momento una delle difese possibili contro politiche commerciali troppo facilmente influenzate dalle imprese transnazionali. Siamo convinti che solo a un'Unione Europea che abbia adottato politiche industriali e commerciali non subordinate al credo liberista possano essere dati pieni poteri in questi campi.

2. Siamo favorevoli ad una democratizzazione del processo decisionale che accresca la responsabilità della Commissione, troppo spesso opaca nelle sue decisioni e ripetutamente condizionata dalle forti lobbies di pressione industriali e finanziarie che agiscono sulla vita dell'Unione nell'estensione delle piattaforme negoziali. Questa democratizzazione deve avvenire

a. conferendo al Parlamento Europeo potere di codecisione su tutti i temi previsti dall'articolo 133;

b. conferendo al Parlamento Europeo e ai Parlamenti di tutti gli stati membri potere di veto e obbligo di ratifica di tutti gli accordi che cadono sotto la competenza del 133;

c. riformando le procedure correnti per eliminare il Comitato 133 o, laddove risulti impossibile, obbligarlo alla massima trasparenza nei confronti dei Parlamenti.

3. Siamo fermamente contrari all'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi come si sta delineando a Ginevra presso l'OMC e con il sostegno della Commissione europea: riteniamo che esso, se realizzato, determinerà uno svuotamento di sovranità senza precedenti su temi fondamentali nel concetto di servizio pubblico quali pensioni, istruzione e sanità, rendendosi oggettivamente in contraddizione con i principi fondatori e le garanzie di cittadinanza dell'Unione.

4. Per le stesse ragioni siamo fermamente contrari all'eventuale rilancio del Millennium Round sconfitto a Seattle in sede Organizzazione mondiale del commercio, su cui purtroppo la Commissione europea e molti Governi membri, tra cui quello italiano presidente del G8, stanno svolgendo una funzione traino.

5. In generale, riteniamo che la Carta nel suo insieme non costituisca un testo talmente innovativo e positivo da poterlo approvare con valore di Carta Costituzionale; chiediamo che i governi dei paesi membri dell'Unione Europea dichiarino la loro intenzione di procedere a dei miglioramenti aperti ai contributi delle organizzazioni dei cittadini in un'ottica più attenta ai pericoli della globalizzazione e del liberismo e più preoccupata di questioni come: disoccupazione in Europa e nel Sud del mondo, movimenti migratori causati dalla povertà estrema, dalle guerre e dalle repressioni, tutela della salute e dell'ambiente, ridefinizione della sovranità e del concetto di "spazio pubblico" alla luce delle trasformazioni che vanno sotto il nome di 'globalizzazione'.

6. Insieme a decine di movimenti europei della società civile organizzata, come ATTAC in Francia, che da anni lavorano per impedire gli effetti più dirompenti delle politiche neoliberiste e di globalizzazione, oltre ai punti sopra segnalati per esteso, chiediamo ai Ministri riuniti a Nizza di esprimere posizioni:

  • Favorevoli alla cancellazione del debito dei Paesi del Sud del mondo e dell'est europeo, in particolare di quelli pubblici;
  • Favorevoli all'introduzione di una Tobin Tax facendo dell'Europa "una zona Tobin" e alla utilizzazione delle entrate da essa generate per interventi volti alla creazione di progetti di autosviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibili nel Sud del mondo;
  • Contrarie alla creazione di zone di libero scambio tradizionali nel bacino Mediterraneo e con i Paesi Mercosur che sistematicamente si rivelano un vantaggio per i soli Paesi o settori sociali già forti secondo il principio della "libera volpe nel pollaio";
  • Favorevoli al lancio di un quadro organico di politiche innovative di collaborazione paritetica e di scambio corretto con i paesi dell'Africa;
  • Contrarie al progetto di "nuovo partenariato transatlantico" con gli Usa;
  • Favorevoli all'eliminazione dei "paradisi fiscali" o alla introduzione di controlli molto rigidi sui flussi di capitali speculativi che si realizzano per loro tramite
  • Favorevoli ad una politica monetaria europea orientata verso la crescita e il lavoro, attraverso la rimessa in discussione, nei trattati, dell'indipendenza della Banca centrale europea e un controllo democratico su di essa;
  • Favorevoli ad una riforma complementare dei trattati che metta la coesione economica e sociale al di sopra del principio di concorrenza;
  • Favorevoli alle richieste più avanzate dei sindacati, specie quelle in materia di diritto di sciopero e di diritto al lavoro;
  • Favorevoli alla difesa del concetto di servizio pubblico, che la Commissione tenta di eliminare con il pretesto della "concorrenza";
  • Contrarie ad ogni estensione dei poteri della Commissione nei confronti degli Stati membri non accompagnata dalla garanzia di un deciso miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini europei, di quelli immigrati e rifugiati e di quelli appartenenti agli Stati in attesa di entrare a far parte dell'Unione Europea;
  • Favorevoli alla libera circolazione delle persone e delle idee (e non solo a quella dei capitali e delle merci) all'interno dell'Unione Europea; alla concessione dei diritti sociali a tutti gli immigrati e i rifugiati e alla estensione dei diritti politici agli immigrati e ai rifugiati stabilmente residenti.

 



 

 

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