Nizza 2000

Vademecum

GA di Montagnana (PD)

 

 

 

 


Vi fornisco una serie di considerazioni e di riflessioni sul contenuto del vertice di Nizza senza la presunzione di esaustività poiché il tempo è poco e gli impegni quotidiani incombono. Potrà comunque esservi utile per meglio orientarvi sui temi e sulle proposte intergovernative e non, e per sapere ciò che chiedono le miriadi di sigle e movimenti che parteciperanno alla 3 giorni francese.

 

Cominciamo con un accenno sulla struttura politico-istituzionale comunitaria. Clicca qui per conoscere i meccanismi di decisione dell'UE. 

 

 

LE QUESTIONI SUL TAPPETO

Il vertice, nonostante tutta l’attenzione politica e dei massmedia si sia incentrata sulla discussione intorno alla Carta Europea dei diritti, tratterrà di altre numerose questione quali la modifica dei criteri decisionali quando l’Europa sarà allargata e la modifica dell’art. 133 del Trattato di Roma così come modificato dal Trattato di Amsterdam.

 

VETO E MAGGIORANZA QUALIFICATA

Il Consiglio dell’UE è l’organo dove i Paesi prendono le decisioni tramite i rappresentanti dei vari Governi. Le votazioni avvengono tramite maggioranza semplice, qualificata o all’unanimità. Oggi il diritto di veto è previsto su moltissimi argomenti, spesso su argomenti cruciali. In un’Unione allargata, fino a 28 membri il rischio è la paralisi del meccanismo decisionale. Ecco perché molti, oggi, chiedono l’abolizione dell’unanimità, ma le resistenze sono assai forti.

PRO:                                                                                                     

Belgio e Italia (su tutti i temi)

Gran Bretagna, Lussemburgo, Irlanda, Spagna e Svezia (escludendo fisco, immigrazione, giustizia e commercio)

CONTRO:

Danimarca(su quasi tutti i temi)

Austria, Germania, Francia, Finlandia, Grecia, Olanda e Portogallo (su immigrazione, difesa e giustizia)

 

COMMISSIONE

L’esecutivo dell’Unione è oggi composto da 20 membri. Ogni paese esprime un commissario, mentre i più grandi, tra cui l’Italia, 2.

Come fare se aumentano i partners?

Per avere una commissione snella sarebbe preferibile fissare un tetto massimo. I paesi più grandi si sono detti disponibili a perdere il secondo; in questo caso, però, i piccoli dovrebbero esprimere un commissario a rotazione.

Ma i piccoli non vogliono né perdere il posto, né restare senza commissari di paesi grandi perché, sostengono, sarebbe difficile prendere decisioni delicate che riguardano questi ultimi.

Alla fine è probabile che venga approvata la formula  “un commissario per paese”.

PRO:

Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia (un commissario per paese).

CONTRO:

Francia, Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna ( tetto massima e portafogli più importanti ai paesi maggiori)

 

POTERI DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE

Resta aperta la questione del rafforzamento del Presidente. Molti paesi, per aumentarne il ruolo decisionale, spingono per ampliarne i compiti.

PRO:

Tutti i paesi tranne Danimarca e Spagna.

 

PONDERAZIONE DEI VOTI

In conseguenza della variazione prevista per i commissari, anche la maggioranza qualificata andrà riponderata. Oggi, i 15 governi dispongono ciascuno di un numero di voti, proporzionali alla dimensione del paese. Il nuovo calcolo dovrà tenere conto del peso dei più grandi e del fattore demografico.

Una soluzione potrebbe potrebbe venire dalla proposta di introdurre tre diversi parametri: per approvare una decisione sarebbe richiesta la maggioranza dei paesi, quella della popolazione e quella dei voti riponderati per compensare la perdita del secondo commissario.

PRO:

Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Portogallo e Lussemburgo (doppia maggioranza su popolazione e peso del paese)

CONTRO:

Spagna, Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia (vogliono una revisione che compensi la perdita di un commissario).

 

COOPERAZIONE RAFFORZATA

E’ uno degli strumenti di flessibilità che consente ad alcuni paesi di andare più avanti degli altri su alcune tematiche politiche. Esempio tipico è l’euro che ha visto una cooperazione rafforzata di 11 partner su 15. Punto di forza : in un’Unione allargata consente ai paesi più pronti di accelerare il passo, stimolando di conseguenza anche i più deboli.

PRO:

Spagna, Francia, Italia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Svezia

CONTRO:

Irlanda, Austria, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo

 

 


LE QUESTIONI …: CONTINUA

 

Per quanto riguarda la modifica dell’art.133 del Trattato di Amsterdam, vi porto la presa di posizione, che personalmente mi sento di condividere, delle reti italiane e transnazionali che lottano contro la globalizzazione e le politiche ultraliberiste che si stanno affacciando in seno alla Commissione Europea.

 

Per l’Italia hanno aderito:

AIFO - Associazione Botteghe del Mondo- Beati i costruttori di pace - Bilanci di Giustizia – Campagna Chiama l’Africa – Cocoricò - Campagna Dire Mai al M.A.I./ Stop Millennium Round –Ired Nord – “Sdebitarsi” –Centro Nuovo Modello di Sviluppo –CTM/Altromercato –Mani Tese –Nigrizia –Pax Christi - Rete Radiè Resch - Campagna Riforma Banca Mondiale –WWF

 

Non resta che un mese, per agire contro l’usurpazione della democrazia a Nizza. Noi ci opporremo con tutti i mezzi alla modificazione dell’Articolo 133 del Trattato di Amsterdam. Il commissario europeo per il commercio, Pascal Lamy, e le lobbies delle imprese transnazionali che gli sono accanto hanno oggi una buona speranza di ottenere che la Conferenza inter-governativa che si riunisce a Nizza il 7 e 8 dicembre modifichi l’Articolo 133 del Trattato di Amsterdam. Se così sarà, la lotta contro la globalizzazione neoliberista arretrerà gravemente.

In effetti, il governo francese, fin qui ostile a questa modifica, propone oggi cambiamenti all’Articolo 133, che governa le relazioni tra i paesi membri dell’Unione e la Commissione in materia di commercio internazionale. Questo settore, secondo i termini del Trattato, si basa sulla "responsabilità condivisa" ("mixed competence") tra la Commissione e i governi dei 15 paesi membri, per lo meno in quel che concerne i tre campi cruciali dei servizi, dell’investimento e della proprietà intellettuale. Di fatto, i parlamenti nazionali devono approvare degli accordi su questi settori e i paesi membri possono opporvi il loro veto. Un decreto della Corte di giustizia europea del 1994 garantisce la responsabilità condivisa in questi tre settori, mentre i beni industriali vengono regolati dal regime della "maggioranza qualificata", che concede poteri molto estesi alla Commissione.

Dal mese di luglio il commissario Lamy ha iniziato una campagna per ottenere che il regime della "maggioranza qualificata" si applichi anche ai servizi (tra i quali la sanità, l’educazione, l’audiovisuale, i trasporti, l’ambiente e tutti i servizi pubblici); alla proprietà intellettuale (tra cui gli Organismi geneticamente modificati) e agli investimenti. Lamy ha affermato in settembre, davanti a una commissione parlamentare francese, "che non gli restavano da convincere che la Francia e la Spagna", per ottenere la revisione dell’Articolo 133.

Ebbene, ecco che il governo francese cede alla volontà del commissario "socialista" che esso stesso ha nominato. I testi che propone alla Conferenza inter-governativa di Nizza non suggeriscono nemmeno più che si possa salvaguardare l’Articolo 133 com’è e conservare il potere di veto e di esame degli accordi commerciali futuri da parte dei parlamenti nazionali. I nuovi testi francesi offrono in effetti solo tre "opzioni", che, tutte, allargherebbero i poteri della Commissione e ridurrebbero gravemente lo spazio democratico e di cittadinanza.

Le differenze tra le "opzioni" proposte dalla Francia (presidente di turno dell’Unione, ndt.) si riducono in effetti a punti di dettaglio. L’"opzione" A comporta due varianti: nel primo caso, solo i servizi e la proprietà intellettuale sarebbero soggetti alla maggioranza qualificata; nell’altro gli investimenti vi sarebbero anch’essi sottomessi. In realtà, poco importa la variante, dato che gli investimenti sarebbero soggetti alla maggioranza qualificata in tutti i casi: l’Accordo generale sul commercio dei servizi (Acgs/Gats) protegge gli investimenti degli investitori stranieri sotto la rubrica dei diritti attinenti alla "presenza commerciale".

L’opzione B prevede che i paesi membri potranno modificare l’Articolo 133 a maggioranza qualificata perché esso includa i tre settori attualmente esclusi (servizi, proprietà intellettuale, investimenti). Domanda ai giuristi: la Corte di Giustizia europea afferma che l’Articolo non si applica ai servizi, alla proprietà intellettuale e agli investimenti e che ogni decisione in questi campi esige l’unanimità dei paesi membri. Come è possibile allora votare a maggioranza qualificata per modificare questa disposizione e decretare con un gioco di prestigio che, ormai, l’Articolo 133 si applica puramente e semplicemente a questi campi?

L’opzione C proposta dalla Francia consiste in un protocollo di 8 Articoli contenente 19 paragrafi in totale. Questo protocollo si applicherebbe solo ai negoziati condotti all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Ma in questo ambito – di gran lunga il più importante per il commercio internazionale – la Commissione avrebbe i suoi pieni poteri non solo sugli accordi riguardanti i servizi, la proprietà intellettuale e gli investimenti, ma su tutti gli altri Accordi (29 in totale). Il mandato della Commissione sarebbe, in tutti questi campi, stabilito a maggioranza qualificata; la Commissione sarebbe più rappresentativa degli stati membri davanti all’Organo di regolazione delle controversie, l’Alta Corte dell’Omc.

Il Commissario Lamy vuole la liberalizzazione del commercio a 360 gradi; le sue ambizioni sono pari a quelle del "Fast track" richiesto dal presidente Clinton e rifiutato dal Congresso nordamericano. Se noi lasciamo fare, la porta sarà aperta a una Commissione totalmente conquistata dalle dottrine neoliberiste e alle esigenze delle grandi imprese industriali e finanziarie. Sarà il regno dell'opacità, della centralizzazione e della disfatta della democrazia. Sotto un tale regime, la Francia non potrebbe più ritirarsi dall’Ami (Accordo multilaterale sugli investimenti, ndt.) e far fallire i negoziati, come ha fatto nel dicembre 1998. Non potrebbe più opporre il suo veto alla Nuova Partnership Transatlantica di sir Leon Brittan, destinata a creare una vasta zona di libero scambio tra l’America del Nord e l’Europa.

Siamo ancora in tempo ad impedire la revisione dell’Articolo 133. Non si deve cedere la sovranità nazionale e accettare la maggioranza qualificata in questo campo, anche se essa può essere desiderabile in altri (la legislazione sociale, ad esempio). Noi conosciamo quale cattivo uso sarebbe fatto dalla Commissione di questa nuova libertà. I nostri governi non devono abdicare: noi ci mobiliteremo, con i cittadini di altri paesi europei, perché la Francia non ceda a Nizza (numerose organizzazioni hanno organizzato manifestazioni il 6 e 7 dicembre e un controvertice al 6 all’8)

Presidente dell’Osservatorio sulla mondializzazione, vicepresidente di Attac

 

 

 Su suggerimento del prof. Umberto Allegretti (Diritto Costituzionale all'Università di Firenze) avanzato al Convegno di Cantù del 17/19 Novembre organizzato dal Coordinamento Comasco per la Pace proponiamo il seguente APPELLO da inviare a Prodi ed a tutti gli Europarlamentari:

 

Egregio signore,

la prego di fare pressione sul prossimo Consiglio europeo di Nizza di dicembre perchè venga respinta la proposta all'ordine del giorno di modificare la rappresentanza della Unione Europea nelle trattative per nuovi accordi internazionali in seno all'O.M.C.e in materia di servizi, investimenti e proprietà intellettuale.

Attualmente l'U.E. è rappresentata attraverso sia la Commissione che i singoli Stati aderenti e il Consiglio della Comunità deve deliberare all'unanimità. Con la modifica si avrebbe l'effetto di dare la rappresentanza europea alla sola Commissione autorizzata dal Consiglio con deliberazione a maggioranza e quindi di eliminare la necessità del consenso di quegli Stati Europei (attualmente in netta minoranza all'interno dell'U.E.) che sono contrari alla indiscriminata politica di liberalizzazione dei servizi e degli investimenti e di protezione dei brevetti, aprendo la strada fra l'altro al capitale statunitense pronto ad intervenire in Europa per la privatizzazione anche di sanità e scuola. La vittoria di Seattle sarebbe così vanificata e l'Europa potrebbe promuovere una politica di liberalizzazione indiscriminata che danneggerebbe gravemente il sistema di servizi sociali di cui attualmente dispongono i cittadini europei.

A nulla serve approvare al Consiglio di Nizza la Carta dei Diritti con valore di pura proclamazione di principio, se poi gli stessi diritti vengono messi a repentaglio con provvedimenti di ben altra operatività come la predetta proposta di modifica del Trattato della Comunità.

 

 

 

 

Per fare dell'Europa un'alternativa politica alla globalizzazione neoliberista

 

 

LA CARTA EUROPEA

 

Veniamo ora ad occuparci della Carta Europea dei diritti.

L’enfasi con la quale è stata sottolineata la sua proclamazione da parte dei Capi di Stato e di Governo mi è parsa eccessiva, e il dibattito attorno alla portata e alla innovazione di questo seppur importante atto si è cristallizzato sull’affermazione di futura Costituzione di tutti i cittadini europei.

Ma l’entusiasmo per l’adozione di un atto che finalmente possa dar avvio alla costruzione politica dell’Europa  non deve far perdere di vista le questioni ancora insolute cui la Carta conduce, i suoi limiti e le proposte che si levano da più parti per un sostanziale miglioramento del documento.

Vedremo di seguito la posizione delle Acli e via via di tutti quelli che vorrebbero qualcosa di più……….

 

 

E per finire, per chi lo volesse, una piccola guida sulle contromanifestazioni al vertice

 

 

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